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Tracce
storiche
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Ricercare
quali siano state le prime forme di soccorso
organizzato ci porta a tempi abbastanza recenti,
anche se le testimonianze storiche dimostrano
l'esistenza di ospedali da campo già per i
soldati dell'impero romano.
Al trasporto dei feriti provvedevano squadre di
uomini piuttosto robusti, di solito otto o dieci
per ogni centuria romana. Essi portavano con sè
materiale di bendaggio e contenitori d'acqua e
ricevevano un pezzo d'oro quale ricompensa per
ogni vita salvata.
Del resto, il trasporto di feriti fuori dai campi
di battaglia è stata l'esigenza maggiore dei
secoli antichi per ciò che riguardava la
concezione di "soccorso" cosicché,
animali, carri, amache, carrozze ed ogni tipo di
portantina vennero in qualche modo adattati ed
utilizzati a questo fine.








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La
vera storia dell'ambulanza
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Nasce
la Misericordia
Nel 13° secolo, l'Arciconfraternita della
Misericordia di Firenze, costituì la prima istituzione di
soccorso organizzato, di ispirazione cristiana, per cui la cura
ed il soccorso agli ammalati erano visti come opera di carità.
Era infatti personale religioso ad occuparsi degli sfortunati
che si trovavano nei lazzeretti ed ospedali dell'epoca. Un altro
merito da attribuire alla Misericordia fu proprio quello di
utilizzare personale laico e volontario per i suoi servizi di
soccorso. L'espletamento del servizio prevedeva l'anonimato del
soccorritore che infatti indossava un cappuccio (detto buffa).
Il primo strumento che si conosce adibito a trasporto di malati
fu la zana, specie di gerla dentro la quale si metteva
l'infortunato e veniva poi trasportata a spalla. Negli anni
successivi fu utilizzato il cataletto a mano che poteva
essere usato fino a tre miglia dalla città di Firenze, anche se
ben presto, nacquero altre Misericordie che svolgevano servizio
in tantissime località della Toscana.
Và detto però che fino al 1700, il sistema del cataletto fu il
più diffuso per il trasporto di ammalati in tutto il mondo.
Consisteva di due semplici pertiche, da sollevare a braccia.
L'ammalato veniva adagiato disteso dentro una sorta di cassone,
oppure semiseduto su una portantina. In entrambi i casi si
collegavano le pertiche per il trasporto.
"A"
come Ambulanza
Per quanto riguarda il termine ambulanza,
derivante dal latino ambulare, nella seconda metà del 1400,
Isabella di Spagna istituì per il suo esercito delle formazioni
sanitarie mobili, al seguito dei combattenti, chiamate "ambulancias".
Il termine continuò ad avere questo utilizzo fino alla fine del
1700, specie presso le truppe francesi ove vennero istituiti gli
ospedali ambulanti per l'esercito.
Fu Ambroise Pare' (Bourget-Hersent, Mayenne 1510 - Parigi 1590),
un chirurgo militare francese, il primo ad organizzare i
soccorsi già durante la battaglia. Lo si potrebbe considerare
il promotore del primo soccorso: sostenitore della sutura delle
ferite, effettuava spesso amputazioni e la legatura dei vasi
arteriosi sanguinanti già sul margine del campo di battaglia.
L'ambulanza
volante di Larrey
Erede di Parè, e da tutti
considerato il padre del moderno concetto di ambulanza fu il
barone Dominique Jean Larrey (1766-1842), chirurgo capo della
Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Il Larrey, fin dalle sue
prime esperienze sul campo di battaglia nel 1792 iniziò a
progettare la sua "ambulanza volante". Chiamata così
in quanto veniva schierata come l'artiglieria volante; fu il
primo mezzo adibito al trasporto dei feriti, con criteri di
costruzione che prevedevano un sistema ammortizzante e
condizioni igieniche garantite dal ricambio d'aria. Vennero
costruiti due carri distinti, uno a due ruote provvedeva al
trasporto di due feriti ed era utilizzato su terreni
pianeggianti, il secondo aveva quattro ruote e trasportava,
seppure un po' scomodi, fino a 4 feriti distesi. La grande
innovazione del Larrey fu quella di aver progettato dei carri
costruiti specificatamente per trasportare feriti. Inoltre egli
intuì che un intervento rapido avrebbe consentito di salvare più
vite senza attendere la fine della battaglia per recuperare i
superstiti come avveniva solitamente a quel tempo.
Il sistema di soccorso dei francesi fu completato da percy,
collega di Larrey, che ideò un carro chiamato wurst con
il quel i chirurghi seguivano le ambulanze. Vennero inoltre
creati corpi di barellieri ed infermieri assegnati alle
"ambulanze volanti". Il sistema fu messo a punto e
presentato a Napoleone ed al suo Stato Maggiore nel 1797 a
Udine, al termine della Campagna d'Italia.
I metodi di soccorso e le modalità per il trasporto stabiliti
dal Larrey sono ancora oggi attuali. Sempre grazie al Larrey, si
svilupparono negli anni seguenti sistemi di trasporto sulla soma
di animali, mantenendo però le caratteristiche fondamentali dei
primi tempi e migliorando man mano quelle che erano le
condizioni dei trasportati, anche adattandosi alle diverse
caratteristiche del terreno ove avveniva il soccorso. In questo
senso positiva fu l'opera degli inglesi che, dovendo
amministrare numerose colonie, svilupparono sistemi di soccorso
su terreni di ogni tipo utilizzando ora il mulo ora il
dromedario.
Spinta decisiva: la medicina militare
Anche nel IXX secolo lo sviluppo
dei carri ambulanza fu dettato, come nelle epoche precedenti,
dalle esigenze militari che richiedevano mezzi che consentissero
il trasporto di un più alto numero di feriti, del materiale
necessario e dei soccorritori. In Italia, nel 1831, con la
creazione dei Corpi di Sanità regolari del regno di Sardegna il
termine ambulanza indicava sia le formazioni militari che i
carri per i feriti che ne facevano parte.
I carri ambulanza, sempre più grandi e pesanti, per altro si
dimostrarono spesso inadatti all'utilizzo su strade fangose o
mal tracciate: e' il caso dell'ambulanza britannica del Dr.
Smith, utilizzata in patria ma del tutto inadeguata alle
necessità della guerra di Crimea (1854-1856). E fu proprio
durante questo conflitto che gran parte delle nazioni
partecipanti sviluppò in maniera significativa i propri sistemi
di soccorso. Se da parte dei francesi si trattò solo di
perfezionare il vecchio sistema delle ambulanze volanti,
l'impero Britannico dovette rivedere completamente i propri
standard di raccolta e trasporto dei feriti. Meritoria fu in tal
senso l'opera di Florence Nightingale (Firenze 1823 - Londra
1910), che mise in atto una vera e propria rivoluzione per
quanto riguardava il trattamento dei feriti che molto spesso
perivano colpiti da tifo e colera. Quello che la Nightingale
colse, al di la dei grossi meriti in campo assistenziale che la
fanno considerare la madre della moderna professione
infermieristica, si può facilmente riassumere con questa sua
frase: "un
trasporto soddisfacente di ammalati e feriti e' il primo
requisito per salvare loro la vita."
Per quanto riguarda l'Impero Russo fu il chirurgo Nikolai I
Pirogoff ad istituire un servizio di soccorso ed assistenza
simile a quello della Nightingale. Quest'ultima fu consultata
anche dal governo unionista americano di Washington durante la
guerra di secessione (1861-1865). In questo periodo si
svilupparono anche vari progetti per carri portaferiti
specie per il più ricco esercito nordista per il quale il Dr.
Jonathan Letterman si occupò di dirigere l'organizzazione dei
soccorsi.
Le prime lettighe a ruote
A partire dal 1864, i Prussiani, in
guerra con la Danimarca, utilizzarono le lettighe a ruote,
leggere ed in grado di essere gestite anche da un solo
soccorritore. La normale barella, su cui si adagiava il ferito,
veniva poi posizionata su una struttura a ruote che veniva
trainata da un uomo o da un animale; talvolta tale struttura era
simile ad una carriola ed i sostegni della barella erano
piuttosto complessi. Quasi sempre queste lettighe consentivano
di coprire il volto del paziente con appositi tendalini
pieghevoli, mentre per il comfort si utilizzavano sistemi
basculanti. La maggior parte delle lettighe avevano 2 ruote su
un singolo asse con la barella che poteva scivolare sulla
struttura portante ed essere assicurata. Altri progetti
prevedevano altre due piccole ruote poste centralmente, una
davanti e l'altra dietro l'asse, per prevenire il ribaltamento
della lettiga. In ambito militare però si preferì continuare
ad usare i grandi carri, riservando le lettighe con una barella
ad un uso in ambito civile nelle poche località servite.
Nuove
Associazioni: la fine del 1800
Durante la terza guerra
d'indipendenza (1866) si cominciarono a diffondere in Italia
carri ambulanza, grazie alla progettazione del medico Agostino
Bertani. La sua ambulanza venne così definita all'epoca:
"E' essa un veicolo montato su quattro ruote e sette molle.
Riesce utilizzabile su qualsiasi strada e ha una notevole
capienza perché può portare cinque feriti distesi su appositi
lettini e altri tre seduti davanti". Negli anni successivi
il perfezionamento dell'allestimento fu merito del torinese
Alessandro Locati che fra il 1870 e il 1880 avrebbe guadagnato
fama anche oltre oceano affermandosi ad esempio alla mostra di
Filadelfia del 1876.
Del resto già alla fine della guerra di secessione si formarono
negli Stati Uniti dei sistemi organizzati di soccorso in ambito
civile e cittadino: a Cincinnati nel 1865 era attivo un servizio
di ambulanze.
In Europa nacque nel 1882 la St. Andrews Ambulance Association
che operava nell'intera Scozia e nel 1887 un colosso come la St.
John Ambulance Brigade, derivato dall'antico ordine di S.
Giovanni, divenne ben presto un cardine per il soccorso
extraospedaliero del Regno Unito e in tutti i paesi del
Commonwealth. Nel 1881 a Vienna prese fuoco il Ringtheater
causando numerose vittime e feriti soprattutto per la mancanza
di soccorsi. A seguito di questo fatto, e con la spinta decisiva
del barone di Mundy, nacque l'Associazione dei Volontari del
Soccorso di Vienna. Nello stesso anno, in Germania, Esmark,
chirurgo di Kiel, fondò l'Associazione dei Samaritani. Nel 1889
H.L. Bischoffsheim fondò a Londra l'Hospital Association Street
Ambulance Service. Da altrettante stazioni di polizia, 62 nuove
lettighe a ruote con altrettanti policemen di servizio
provvedevano al soccorso per tutta la città. Queste lettighe,
progettate dallo stesso Bischoffsheim, avevano un design
innovativo e prevedevano la posizione semiseduta del
trasportato.
Italia:
le Pubbliche Assistenze
Come nel resto d'Europa, anche in Italia,
la seconda metà dell'800 vide il fiorire di nuove associazioni
di volontariato, laiche o religiose, nate dalla volontà
popolare di assicurarsi un soccorso garantito in ambito
soprattutto cittadino. Enti quali la Croce Bianca, la Croce
Verde e moltissime altre ancora crebbero sostenute dalla
benevolenza della cittadinanza e ben presto divennero, assieme
alle gia' citate Misericordie, un'insostituibile cardine del
soccorso extraospedaliero italiano.
Erano nate le Pubbliche Assistenze.
La necessità di riunirsi, viste le comuni ispirazioni ed
obiettivi fece sì che al I° congresso nazionale, tenutosi a La
Spezia nel 1892, parteciparono ben 50 sodalizi.
Per quanto riguarda i carri ambulanza si impose una certa
tendenza alla costruzione di carri leggeri, atti al trasporto di
un unico infortunato in barella; talvolta lo spazio interno
consentiva anche ad un soccorritore di stare accanto al
trasportato, anche se lo spirito era quello di correre il più
velocemente possibile verso l'ospedale in quanto le possibilità
assistenziali sul posto e durante il trasporto erano alquanto
limitate.
In alcune città si adottarono allestimenti di barelle su
biciclette o tandem per dare vita alle ciclo-lettighe, diffuse
allora e rimaste in uso fin dopo la seconda guerra mondiale.
Queste avevano strutture e progettazioni diverse che
consentivano un utilizzo diversificato a seconda delle zone. In
alcune gradi città, europee e non, si realizzarono allestimenti
su tram con ovvi limiti di circolazione ed intervento.
Dalla
prima alla seconda guerra mondiale
La fine della guerra contribuì
all'unione delle forze per far fronte alla ricostruzione, come
in Inghilterra dove la British Red Cross Society e la Saint John
Ambulance formarono nel 1919 l'Home Ambulance Service, primo
esempio di soccorso civile diffuso a livello nazionale e
garantito dalla cooperazione di enti diversi.
Con la costruzione di grandi ospedali sorsero anche servizi di
ambulanze che si appoggiavano ad essi. Intorno agli anni '20 si
iniziò a privilegiare l'automobile rispetto agli autocarri,
dotata di una sola barella centrale e con molto spazio interno
con maggiore luminosità. I nuovi autoveicoli consentivano di
avere tre attendenti a bordo dei mezzi e le grandi ambulanze,
sebbene arcaiche dal punto di vista motoristico, avevano
all'interno una barella principale spesso sovrapposta da
un'altra ed il vano sanitario, chiuso o finestrato, cominciava
ad avere caratteristiche tutto sommato abbastanza moderne. I
parchi macchine dei vari enti vedevano accanto alle nuove
ambulanze i vecchi carri o addirittura le lettighe di qualche
decennio prima. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale vide un
rapido sviluppo degli automezzi, e di conseguenza, delle
ambulanze. Pur conservando la vecchia logica militare di avere
mezzi per il trasporto di più feriti, le parti in guerra
diedero grossa importanza al trattamento precoce degli stessi.
La Croce Rossa stabilì radicalmente la sua autorità nel campo
del diritto internazionale con il trattamento anche dei
prigionieri di guerra e al termine del conflitto questo ente si
occupò anche del soccorso in ambito civile.
Il
dopoguerra
Le migliorie degli anni seguenti la
guerra furono soprattutto meccaniche, mentre le organizzazioni
di soccorso disponevano di ampi parchi macchine anche perché si
riconvertirono spesso le ambulanze militari utilizzate nel
conflitto appena concluso. Si svilupparono i sistemi di
segnalazione: ad esempio negli Stati Uniti erano diffuse le
sirene già da un decennio mentre in quasi tutta Europa ed in
Italia le ambulanze si segnalavano con la croce che si accendeva
sul tetto. Dal 1959, in Italia iniziò a comparire per obbligo
di legge il lampeggiante blu; le ambulanze venivano
costruite su telai di automobili, le dimensioni esterne erano
ridotte e lo spazio interno consentiva solo ad un attendente di
sedere a fianco del trasportato: la filosofia era sempre quella
di correre verso l'ospedale.
L'esperienza
americana
La svolta avvenne alla metà degli
anni '60 negli Stati Uniti.
Le ambulanze erano anche l esclusivamente dei mezzi che
servivano a portare il paziente in posizione orizzontale verso
il più vicino ospedale accompagnato dal personale più vario. I
costruttori di ambulanze erano gli stessi dei carri funebri nei
quali venivano convertiti i mezzi una volta raggiunte troppe
miglia di utilizzo.
Nel 1966 il Consiglio Nazionale di Ricerca dell'Accademia
Nazionale delle Scienze statunitense pubblicò un'impressionante
rapporto sulle morti evitabili causate dalle carenze strutturali
extraospedaliere e dei dipartimenti d'urgenza. Il governo
federale ne prese atto ed incaricò il Dipartimento dei
Trasporti di riordinare il soccorso territoriale. Già nel 1968
venne istituito il 911 quale numero unico per le chiamate
d'emergenza. I vigili del fuoco divennero parte integrante dei
sistemi di soccorso unendo così molto spesso le pecularietà
tecniche a quelle sanitarie. La normativa conosciuta come KKK
(1974) riordinò tutte le ambulanze degli USA, che vennero
suddivise in 3 tipi, a seconda della struttura di costruzione.
La Star of Life fu utilizzata quale simbolo degli EMS (Emergency
Medical Service) e più tardi divenne simbolo internazionale
dell'emergenza. I mezzi diventarono negli anni sempre più dei
centri mobili di rianimazione mentre si iniziavano a praticare
sul posto manovre di stabilizzazione e terapia precoce. Nel 1981
Rick Kendrick, volontario californiano, ideò il KED per l'estricazione
di vittime incidentate.
La
situazione italiana
In Italia negli anni '60 i furgoni
costituivano la base per la maggioranza delle ambulanze,
rifacendosi alla produzione di quegli anni. Il Fiat 1100 T
era forse il più diffuso, alternativa era la produzione della
Alfa Romeo con il noto "ROMEO" molto utilizzato
dall'esercito e dagli enti pubblici in genere.
Gli interni erano semplici e spartani; le ambulanze su telaio di
automobile, con poco spazio ma più veloci, erano più adatte a
viaggi lunghi; la barella era piuttosto pesante ed era
necessario appoggiarla su un carrello all'arrivo in ospedale.
Dall'inizio degli anni '70 il Fiat 238 si rivelerà un'
ottima ambulanza per quasi un ventennio sapendosi adattare nel
tempo a varie soluzioni anche di spazio facendosi così imitare
anche da altri furgoni. Le alternative erano date dalla
produzione della Volkswagen con il primo Trasporter e
ancora dall' Alfa con il noto F12.
Per
concludere
Da queste note storiche emerge
chiaramente che l'evoluzione del soccorso, in qualsiasi epoca,
e' stata condizionata da tre elementi:
-
nuove
conoscenze in campo medico;
-
sviluppo
dell' organizzazione;
-
innovazioni
tecniche dei mezzi.
Ognuno di questi ha prevalso e
condizionato gli altri a seconda del periodo ed e' solo
amalgamandoli assieme che si può ottenere, oggi come ieri, un
sistema di soccorso ottimale.
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